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lunedì 13 febbraio 2012

Iiziare un progetto STEP 6


In questo post viene indicato un possibile metodo per costruire le pagine dedicate alla distribuzione delle alimentazioni dedicate alle varie zone.

Quanto descritto di seguito premette che giunti a questo punto sia chiara la questione dei luoghi di montaggio e che siano già stati sommariamente disposti i vari componenti nelle zone dello schema.
La questione è importante perché in alcuni progetti soprattutto quelli di maggior complessità potrebbero presentarsi varie esigenze, come ad esempio la creazione di 2 diverse linee di alimentazione, una per gli ingressi e una per le uscite.
Le due alimentazioni prodotte potrebbero provenire anche dal medesimo alimentatore, ma inserendo 2 fusibili in parallelo a valle dell’alimentatore andremo ad ottenere 2 ramificazioni, che potrebbero essere utilizzate come descritto.



Questo sistema permette un miglior dimensionamento delle protezioni, inoltre permette in caso di guasto, quindi nel caso si dovesse bruciare un fusibile di discriminare velocemente se il guasto si sia verificato negli ingressi o nelle uscite della macchina. Quanto appena descritto comporta un grosso vantaggio in quanto generalmente permette di escludere circa metà dell’impianto elettrico in esame.

Ora disposti gli alimentatori e/o trasformatori necessari elle proprie esigenze senza che siano stati dimensionati sarà il momento di impostare la parte vera e propria di distribuzione.



Ora prediamo per comodità come esempio l’immagine sopra, le linee orizzontali LP1 ed LN1 sono le alimentazioni provenienti da sinistra dall’alimentatore che procedono verso destra nelle successive pagine, da esse si derivano le linee verticali che saranno le varie linee di alimentazione utilizzate nelle zone dove precedentemente abbiamo disegnato i componenti anch’esse disegnate orizzontalmente nelle zone stesse.
Questo tipo di schematizzazione permette di intuire velocemente quali e quante siano le varie partenze, se tutte le zone siano state alimentate, permette con i dovuti margini di poter aggiungere o togliere alimentazioni, oppure di creare come nel caso disegnato più a destra nell’immagine sopra un’ulteriore ramificazione.
Le indicazioni visibili nella parte sottostante le frecce, ovvero i riferimenti incrociati, indicano a quale zona sia diretta l’alimentazione creata la prima, a sinistra W29,LN1 sarà ad esempio la linea diretta alla zona X29 il quale cavo evidentemente si chiamerà W29. Il cavo W29 si potrebbe connettere ad un connettore installato sul quadro elettrico principale, ad esempio chiamato XC29 vedi immagine successiva.


giovedì 9 febbraio 2012

Iniziare un progetto elettrico STEP 5


Arrivati a questo punto è possibile iniziare il vero e proprio progetto.
È quindi necessario cerare le varie zone, i moderni CAD CAE ovvero cad dedicati al disegno elettrico, ci aiutano. Ad esempio il software Eplan P8 permette di creare la così detta struttura del progetto.
Non e indispensabile utilizzare un CAD dedicato, ma la gestione di un complesso impianto elettrico può risultare ingestibile con un prodotto non indicato.
Questo non è nient’altro che un diagramma ad albero, delle famose zone descritte nei precedenti post, nelle quali sono contenute le pagine dove lo schema è effettivamente disegnato.
Un’ altro punto importante è la struttura del cartiglio, a mio parere ogni pagina deve contenere 8 colonne entro le quali disegnare questo permetterà di non inserire troppi componenti per ogni singola pagina a patto che sotto ogni colonna si inserisca ad esempio un singolo ingresso connesso ad un sensore.
Come decritto nella fase precedente dividendo in otto parti il cartiglio e utilizzando una pagina ad esempio per disegnare 8 ingressi oppure 8 uscite, risulterà possibile ottenere un ordinato elenco degli I/O.
È comunque possibile non elencare gli I/O ovvero ingressi e uscite di seguito o consecutivamente nello schema, potrebbe risultare più conveniente distribuirli all’interno dello schema a seconda delle esigenze, questo comunque è un aspetto che per il momento è possibile trascurare.




Iniziando quindi a disporre i componenti nelle varie zone ci troveremo con il dover creare delle linee di alimentazione dedicate alla zona, che successivamente dovranno essere disegnate nella parte dedicata alla distribuzione delle varie alimentazioni, distribuzione che in seguito dovrà essere correttamente dimensionata.



Successivamente possiamo disporre la serie di ingressi ai quali verranno connessi i sensori trascurandone tranquillamente il percorso che effettivamente i conduttori seguiranno.

lunedì 6 febbraio 2012

Iniziare un progetto elettrico STEP 4


Un valido sistema per iniziare nel concreto alla redazione del progetto dopo le precedenti premesse sarà quindi raccogliere la serie di componenti divisi per zona di montaggio ed elencati per genere
Come nel seguente esempio empirico:

Zona 10
1 fotocellula per lettura pezzo,
2 sensori di prossimità per lettura cam
2 reed magnetici per posizione cilindro sollevamento rulli alti e rulli bassi
ecc
Zona 20
Motore rullo 1 = 0,75 kW
Motore rullo 2 = 1 kW
Motore rotazione braccio = 3 kW
ecc
Zona 30
1 Elettrovalvola sollevamento rulli
1 Elettrovalvola apertura chiusura pinza su braccio
Ecc
Zona 40
1 Sensore pinza aperta
1 Sensore pinza chiusa
1 elettrovalvola per soffio d’aria pulizia pinza

La creazione di una lista componenti permetterà di effettuare un preliminare posizionamento all’interno dello schema elettrico e successivamente di effettuare una spunta per non dimenticare nessun componente e nessun movimento della macchina.
La cosa importante nella creazione della struttura principale è creare la possibilità di disegnare componenti che non erano previsti in fase preliminare in una fase successiva, come ad esempio un’elettrovalvola in una zona non prevista per l’installazione. In particolare le varie zone personalmente le divido in 2 parti, una adibita a segnali di ingresso, e una dedicata ai segnali di uscita ovvero sensori che danno input al PLC e attuatori come le elettrovalvole che producono movimenti dati dagli output del PLC.
La zona 40 è un esempio di come si posso trovare diversi generi di componente nella sessa zona.

martedì 31 gennaio 2012

Iniziare un progetto elettrico STEP 2


Al secondo punto è necessario stabilire i canoni con i quali si ha intenzione di effettuare la numerazione, una delle possibilità e a dire la verità quella che preferisco è indicare il numero di pagina a tre cifre e un contatore aggiuntivo a 2 cifre che aumenta colonna per colonna.
Es:
A pagina 010 e colonna 5 il probabile filo che troveremo sarà il 01005
i componenti installati prenderanno come per il numero del filo il numero di pagina e un contatore aggiuntivo a una cifra, in quanto generalmente si indica un componente per ogni colonna.
Es:
Per un selettore a pagina 010 e colonna 5 il probabile nome del componente potrebbe essere S0105

Questo sistema permette di organizzare l’impianto in modo da individuare immediatamente in fase di test le pagine di schema relative ai componenti installati, come spiegato nei post precedenti.

Successivamente stabilite queste priorità, si possono individuare quante pagine risultano necessarie alle varie parti di impianto, contando quanti componenti servono al bordo macchina e quanti ne servono nel quadro elettrico, con i dovuti margini.

Per quanto riguarda il quadro elettrico suggerisco di dividere le pagine prestabilite in diversi sottogruppi come ad esempio, una parte relativa all’ingresso linea e alla distribuzione della potenza ad esempio 10 pagine, successivamente una parte relativa alla distribuzione delle linee di alimentazione a 24 V AC ad esempio altre 10 pagine, altre 10 pagine per la distribuzione della 24 V DC e così via, successivamente un certo numero di pagine per i motori asincroni e una parte per gli azionamenti ed inverter.
In questo modo in modo ordinato sarà possibile individuare i vari componenti, potrebbe essere possibile suddividere il quadro elettrico in ulteriori zone per tipologia come è stato precedentemente indicato, ma in impianti medio piccoli non risulta essere a mio parere conveniente per i vincoli strutturali che si vengono a creare.
In parti successive sarà quindi possibile includere ad esempio la parte relativa alle emergenze e sicurezze, parti relative agli I/O diretti al quadro elettrico e così via.




Questo ci permetterà di organizzare tutto l’impianto, e le connessioni tra una parte e l’altra dello schema elettrico.

lunedì 30 gennaio 2012

Iniziare un progetto elettrico STEP 1


Come iniziare un nuovo progetto per un’automazione:

Al primo punto a mio parere è necessario studiare una struttura sulla quale costruire l’impianto elettrico.
Bisogna stabilire se ad esempio dobbiamo connettere una o più macchine o impianti elettrici tra di loro. Dato che nella maggior parte dei casi è una possibilità non trascurabile gli impianti possono essere strutturati in questo modo:
A01 = impianto elettrico della macchina 1
A02 = impianto elettrico della macchina 2
A03 = impianto elettrico della macchina 3

Stabilito il primo step relativo agli eventuali impianti da connettere tra di loro sarà necessario definire le varie zone nelle quali i componenti verranno installati nell’impianto che desideriamo progettare, questo punto non necessariamente determina un numero finito di componenti installati in ogni singola zona, ma solamente il luogo dove ci potrebbe essere la necessità di installare un gruppo di componenti elettrici.

Ad esempio:
E01 = Quadro elettrico principale
X10 = Scatola di derivazione 10
X20 = Scatola di derivazione 20
ECC

Nell’immagine seguente si può intuire come inserire varie scatole in varie zone adibite a diverse funzioni.
È quindi facile intuire come nelle varie zone verranno installati in linea di massima i componenti relativi alle funzioni indicate nel disegno

martedì 17 gennaio 2012

Domande e risposte Elettrotecnica e progettazione automazione


Questo Blog è stato creato per permettere a tutti di conoscere i metodi di progettazione delle automazioni utilizzati nei moderni impianti elettrici. Chiunque potrà commentare i post anche con domande NON PERTINENTI allo specifico post o inerenti alla progettazione
Non appena ci sarà possibile le domande daranno vita ad un nuovo post nel quale il Team cercherà di dare risposta.
La ricchezza dei post verrà quindi determinata dalla bontà delle domande che verranno poste.
Quindi chiunque abbia voglia di far crescere questo piccolo blog, non deve fare altro che fare domande...
Grazie a tutti per la partecipazione.

martedì 10 gennaio 2012

Applicazione elettrotecnica del sistema trifase


L'applicazione elettrotecnica di un sistema trifase può essere sostanzialmente ridotta a 3 sistemi monofase con un punto in comune, il neutro.
La chiave di lettura di questo sistema è comprendere solamente che ogni fase esprime una differenza di potenziale sfasata di 120° rispetto all'altra.
Pensiamo allo stemma della Mercedes "la famigerata stella", il centro di questa stella ha come potenziale 0 e in sostanza è il neutro, invece i raggi dello stemma sono la rappresentazione delle tensioni sfasate di 120° l'una dall'altra.



In un sistema equilibrato, cioè con 3 tensioni uguali e sfasate di 120° potremo dire che:
Misurando tra fase e neutro la tensione quindi tra N ed A, troveremo un valore che nel caso dell'Italia convenzionalmente sarà 230V quindi con un rapporto uguale a radice quadrata di 3 otterremo il valore della tensione di linea o concatenata ovvero tra A e B che nel caso Italiano
sara convenzionalmente 400V

in quanto 230 x RADQ3 = 398

Le 3 tensioni alternate sinusoidali sfasate ed equivalenti produrranno quindi un campo magnetico rotante che permetterà al classico motore asincrono di ruotare.

lunedì 19 dicembre 2011

Bus di campo AS-i, interfacce digitali e Precablati



Sistemi precablati e bus di campo e comunicazione digitale
Anche nell'automazione industriale negli ultimi anni si stanno sviluppando molti sistemi per velocizzare e migliorare il cablaggio.
I bus di campo servono principalmente ad eliminare onerose parti cablate.
La trasmissione dei dati relativi allo stato degli ingressi e delle uscite, sia digitali che analogiche, permette di spostare una consistenete parte del cablaggio a bordo macchina.
Ci sono innumerevoli bus di campo sia liberi che proprietari, ovvero il quale utilizzo da parte di terzi è libero oppure utilizzabile, tramite licenza a pagamento.

Vado ad elencare alcuni tra i principali e più utilizzati bus attualmente sul mercato.
Profibus, Profinet, Modbus, DeviceNet, Can open, Sercos, Interbus, Mechatrolink, Ethercat.
questi bus di campo vengono utilizzati per unire tra di loro non solo gli ingressi e le uscite digitali ma anche azionamenti, encoder,
inverter e componenti che per essere interfacciati all'impianto elettrico senza un bus digitale,
al PLC necessitano di una grossa quantità di fili cablati.

Oggi descriverò un sistema L'AS-i bus sul mercato da alcuni anni, ma versatile sistema che può venir utile in molte realtà.
Con i sistemi AS-i e AS-i safe si possono cablare in modo veloce e intuitivo la maggiorn parte dei cablaggio a bordomacchina, sia dell'impianto di sicurezza, sia di della normale sensoristica che delle elettrovalvole.
Il sistema As-i offre molte possibilità di interfaccia grazie anche alla possibilità di connessione con un gran numero di produttori come Siemens, Bosch Rexroth, Schneider Electric, SICK, Mitsubishi Electric, Schmersal, Phoenix Contact e tanti altri individuabili nel sito
http://as-interface.net/Membership/Members

La forte versatilità a mio parere stà nel fatto che il sistema AS-i safe può essere tranquillamente integrato in un bus di campo non sicuro.
Praticamente creando una sotto-rete di sicurezza AS-i il sistema può comunicare con il sistema bus principale semplificando notevolmente l'oneroso cablaggio sia di sicurezza che non di una automazione industriale.
Questo sistema insieme ad altri sistemi di questo genere permettono di utilizzare slave remoti nei quali collegare direttamente
sensori e valvole tramite cavi precablati, con connessioni standard M8 e M12.

venerdì 16 dicembre 2011

L'importanza della numerazione ed organizzazione dello schema elettrico e dell'impianto elettrico industriale


Iniziamo con la premessa che per eseguire un impianto elettrico industriale a regola d'arte ci sono diverse strade e alcune fondamentali regole da seguire.
La prima fondamentale regola è che l'impianto deve essere correttamente dimensionato, la seconda a mio parere è che il cablaggio deve essere numerato secondo criteri facilmente intuibili.
Il progettista dell'impianto, ha quindi in carico la responsabilità di dimensionare correttamente l'impianto e di creare una numerazione dei fili, dei cavi e dei componenti il più semplice possibile.
Nel precedente post ho spiegato le regole principali per eseguire le varie numerazioni, l'organizzazione in zone della macchina, la numerazione dei cavi e delle scatole a seconda della zona nelle quali vengono installate.
In questo post invece spiegherò perché la numerazione dei fili e dei componenti deve seguire la regola del numero di pagina, quello che descrivo non è comunque l'unico sistema e nemmeno il più corretto per effettuare questo tipo di numerazione ma a mio parere è il migliore.

Mettiamo il caso che uno schema sia composto da un grosso numero di pagine supponiamo 200, districarsi all'interno dello schema potrebbe risultare un impresa impossibile, ma se ad esempio il teleruttore K1334 non si accende seguendo la regola del numero di pagina sapremo che a pagina 133 troveremo la bobina del teleruttore e che sotto di essa saranno descritte le pagine nelle quali si trovano i contatti.

La regola consiste nel numerare i componenti e i fili con il numero di pagina e dove è possibile di colonna rispetto alle pagine nella quali sono disegnati, ma non finisce qui, solitamente la numerazione delle pagine è a 3 cifre quindi per comodità e per mantenere uno standard le pagine dello schema di cui sopra inizieranno dalla 100 in su.

Ad esempio aprendo una scatola di derivazione oppure il quadro elettrico potrebbe risultare possibile trovare il filo 12305, e sicuramente a pagina 123 troveremo il filo in questione con indicate le varie connessioni.

Questo metodo permette al personale addetto al cablaggio di individuare sempre in modo facile e veloce la pagina dello schema alla quale stanno lavorando, quindi la logica cablata di quel determinato componente o filo.
Il sistema risulta inoltre molto utile in fase di collaudo, in quanto se un componente all'interno del quadro non funziona e il tecnico intende controllarne il cablaggio, sarà sufficiente leggere il numero del componente e si individuerà la pagine, inoltre se invece il problema di cablaggio o il guasto è già chiaro basterà leggere il numero del filo.
Gli stessi principi sono applicabili in fase di assistenza e quindi nella delicatissima fase di ricerca di un guasto, magari insieme al cliente, che potrebbe non essere esperto in materia elettrica.
Il personale non addetto non dovrebbe mettere mano agli impianti, ma si sa come vanno queste cose, la macchina non funziona il cliente ha bisogno che ritorni a funzionare al più presto, ed il risultato sarà che il cliente si trasformerà nelle braccia del tecnico addetto all'assistenza...
Quindi con un impianto correttamente numerato in tutte le sue parti, senza dimenticare la numerazione dei morsetti e delle morsettiere, sarà più semplice ogni futura operazione di controllo o modifica.
Lo schema in fine deve sempre rispettare realmente le varie connessioni per consentire in ogni caso la rintracciabilità di tutti i componenti e di tutte le parti dell'impianto.

mercoledì 14 dicembre 2011

Legenda per la lettura dello schema elettrico


L'immagine precedente descrive il metodo di costruzione e la legenda per la lettura dello schema elettrico.
Questo serve per facilitare il personale addetto al cablaggio, ed i tecnici che dovranno lavorare sulla macchina, che ritrovandosi in mano a volte schemi elettrici prodotti da diversi progettisti, potrebbero trovare difficoltà nella lettura e nell'orientarsi attraverso le pagine dello schema.

Di seguito elenco i punti cardine a mio parere per una buona progettazione e per rendere lo schema facilmente fruibile al personale addetto.

  • In prima istanza il progettista deve decidere la struttura generale dello schema, diciamo che le varie normative già da anni prescrivono i tratti generali con i quali deve essere composto uno schema, ma il progettista ha ancora largo margine sulla strada da seguire
  • Il metodo descritto e utilizzato da me è quello di comporre lo schema secondo un diagramma ad albero, come ad esempio:


  • A01 identifica l'impianto elettrico in quanto a volte può capitare di dover unire più impianti, ovvero più macchine tra di loro per poter comporre un'automazione complessa. quindi potremmo trovare di seguito A02, A03 se iniziassimo a supporre di dover connettere più impianti tra di loro.
  • All'interno di questa prima radice troviamo una serie di pagine numerate che avranno contenuti relativi all'impianto A01 e di seguito quelli che vengono definiti i luoghi di montaggio come ad esempio E01, X10, X13, ecc.
  • E01 ad esempio risulterà essere il quadro elettrico dell'impianto A01 gli elementi di seguito come X10 o X13 sono le scatole di derivazione.
  • I luoghi di montaggio seguono una numerazione che come criterio tiene conto della macchina nel suo insieme e la divide in varie zone ed è facilmente intuibile come nella zona 1 le scatole e le pulsantiere si chiamino ad esempio X10, P17 nella zona 2 la scatola di derivazione si chiamerà X29 e nella zona 3 troveremo la scatola di derivazione X31 e così via, quindi il numero di zona darà il primo numero alla zona di montaggio.
  • Chiaramente all'interno di ogni luogo di montaggio ci saranno delle pagine che descriveranno unicamente ciò che viene derivato da quella scatola, come ad esempio sensori ed elettrovalvole. La numerazione della pagina terrà quindi conto di possibili future modifiche, lasciando quindi le riserve necessarie.
  • La numerazione dei componenti e dei fili terrà quindi conto delle regole descritte nella pagina di legenda  per la lettura dello schema come anche la numerazione dei cavi, dei connettori e delle morsettiere secondo zona di montaggio, senza dimenticare i casi particolari dettagliatamente descritti in legenda.
  • Un'altro punto estremamente importante per rendere fruibile lo schema è il corretto funzionamento dei riferimenti incrociati, ovvero i rimandi tra le pagine delle varie connessioni. Questo lavoro viene facilitato da tutti i produttori di CAD dedicati alla progettazione elettrica come ad esempio Eplan, Ige-xao, Spac, Cadelet, questi sono i più famosi ma ce ne sono molti altri, comunque gli errori sono sempre in agguato, quindi al progettista tocca tenere sempre d'occhio il buon funzionamento degli stessi per permettere ai tecnici di seguire lo schema.
  • Un'ultimo appunto e quello relativo agli I/O del PLC che vengono distribuiti all'interno dello schema elettrico nei vari luoghi di montaggio, per poi produrre un resoconto riassuntivo delle connessioni I/O in una zona adibita a questa funzione. Questo permette di disegnare ed inserire tutti i simboli dei componenti installati nelle varie zone, all'interno delle zone di montaggio nello schema, la cosa risulta utilissima in quanto, se una zona contiene fisicamente 5 finecorsa e 6 elettrovalvole, queste saranno graficamente disegnate e verranno descritte tutte le connessioni a loro relative in pochissime pagine nella zona di montaggio dedicata.

martedì 13 dicembre 2011

Avviamento motore asincrono trifase nelle moderne automazioni

Nel semplice esempio indicato nell'immagine allegata è indicato come viene eseguito il cablaggio di un avviamento motore asincrono trifase in un moderno impianto elettrico industriale.
L'automazione moderna oltre alla parte elettromeccanica di potenza e la parte di logica cablata comprende rispetto ai vecchi impianti ormai superati da decenni il PLC ovvero Programmable logic controller, un tipo di computer industriale utilizzato per sostituire l'obsolete, e onerosa, logica cablata. In commercio ce ne sono di molte marche, tra i più famosi produttori ci sono Siemens, Schneider, ABB, Mitsubishi, Panasonic, Fanuc, Fagor, e la lista potrebbe allungarsi all'infinito.
Nella maggior parte dei casi, quindi anche la semplice accensione di un motore, verrà gestita da un software che ne valuterà la possibile accensione o meno.
Pariamo dall'analisi della colonna n° 1 della pagina di schema:
  1. In essa è disegnata la parte di potenza relativa al motore in questione, si parte con il salvamotore, dimensionato a seconda dei dati di targa del motore, i produttori di questa tipologia di prodotti ci aiutano fornendo prodotti dimensionati per le principale taglie di motori in commercio. a fianco del simbolo del salvamotore sono indicati 2 contatti ausiliari utilizzati uno per diseccitare il teleruttore adibito all'accensione del motore e l'altro come INPUT o ingresso di controllo per il PLC che quindi agirà secondo logica programmata.
  2. Successivamente sono disegnati i contatti di potenza del teleruttore, ed anche in questo caso i produttori ci aiutano nel dimensionamento con il medesimo principio sopra descritto
  3. Un connettore l'XC19 si interpone tra la parte relativa al cablaggio interno al quadro e la parte relativa al cablaggio bordo macchina si può notare come il connettore abbia la parte femmina connessa dal lato quadro elettrico e la parte maschio connessa dal lato bordo macchina per evitare possibili parti esposte in tensione.
  4. Sotto al connettore è indicata una linea trasversale ai fili chiamata W113 che indica il cavo multipolare utilizzato per collegare il motore al connettore, in piccolo a fianco dell'intersezione è indicato il numero del filo che viene utilizzato per  la connessione in questione. Questo è uno dei metodi utilizzati per indicare i cavi negli schemi elettrici, a mio parere uno dei più intuitivi. Avremo quindi il filo 1 del cavo W113 connesso da una parte al connettore XC19 pin 1 e all'altro capo il filo numero 1 verrà connesso al morsetto U1 del motore asincrono trifase.
  5. In parallelo al motore in fine è connesso un filtro trifase RC a stella utilizzato per addolcire i picchi di tensione e gli archi causati dal teleruttore in fase di apertura e chiusura dei contatti generalmente questi picchi di tensione in gergo vengono definiti "Spike" e possono provocare disturbi alle sensibili parti elettroniche a bordo dei moderni impianti elettrici industriali.
Analisi della colonna n° 4:
  1. Il primo componente che incontriamo è un contatto aperto riquadrato in modo tratteggiato, questo relè chiamato K1 fa parte di una scheda di interfaccia con molti relè che nello schema ha il nome di A1620 essa viene utilizzata come tramite tra le uscite "OUTPUT" del PLC e il teleruttore. Queste schede di interfaccia vengono utilizzate poter connettere al PLC carichi di una certa consistenza oppure carichi in corrente alternata, in quanto la maggior parte dei moderni PLC non sopporta la connessione di carichi che superino poche decine di mA in corrente continua.
  2. Sotto il contatto di interfaccia è rappresentata la bobina del teleruttore con un rettangolo ed il nome di K1134 i quali contatti di potenza sono stati descritti precedentemente e sono indicati nella colonna 1
  3. Sotto la bobina c'è un primo contatto ausiliario N.O. del salvamotore indicato in colonna 1 con il nome di Q1131 che permetterà alla bobina di diseccitarsi in caso di apertura del salvamotore che chiaramente potrebbe intervenire a causa di un cortocircuito o di un sovraccarico è un aggiunta per quanto riguarda la certezza dello sgancio di tutte le fasi in caso di intervento del salvamotore.
Analisi della colonna n°8:
  1. Come primo componente abbiamo indicato un contatto N.C. sempre di Q1131, connesso ad un ingresso o INPUT del PLC. Questo tipo di cablaggio permette al PLC di conoscere lo stato del salvamotore e quindi al software di interagire di conseguenza,come ad esempio: In caso di intervento della termica verrà garantita l'apertura dell relè ausiliario K1 della scheda A1620 comandato da un OUTPUT del PLC come spiegato in precedenza, oppure verrà segnalato all'operatore che la termica in questione è intervenuta a causa di un guasto.
Nel prossimo post verranno indicati i criteri per la numerazione in un complesso impianto elettrico.